Chi lo dice che ho bisogno di uno psicoterapeuta?

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Che cos’è la psicoterapia ermeneutico-fenomenologica

La psicoterapia è un percorso attraverso il quale il paziente acquisisce strumenti e capacità per far fronte ai momenti difficili della vita, ma in che modo? Dando un senso al proprio “sentire” emotivo e ponendolo in relazione all’esperienza vissuta. Il filosofo tedesco Martin Heidegger introduce il termine Befindlichkeit (M. Heidegger, Essere e Tempo, 1927) per rendere il “ritrovarsi” nel mondo attraverso una specifica tonalità emotiva. Quando l’individuo è in grado di collegare la propria emotività agli eventi accaduti che l’hanno generata, può modulare il proprio agire e regolarlo in base agli eventi che accadono. Quando invece questa capacità viene meno l’individuo potrebbe trovarsi a vivere una vita a metà, che non viene più percepita pienamente come prorpia. Secondo il filosofo francese Paul Ricoeur l’uomo assume come propria l’esperienza vissuta attraverso l’ordinamento cronologico degli accadimenti in un racconto. L’esperienza, secondo Ricoeur, è già pre-riflessivamente significativa e chiede soltanto di essere narrata (P. Ricoeur, Tempo e racconto, 2005). I singoli episodi verranno collocati in una storia, secondo una possibile esplicazione di senso.
Il racconto di un paziente risulta essere frammentato, incoerente e la comparsa di sintomi psicopatologici risulta essere associata all’impossibilità di “cogliersi” nella trama generata. L’esperienza non viene così “afferrata”, il “sentire” emotivo ad essa associato risulta essere sganciato dal contenuto esperienziale che lo ha generato. L’individuo quindi costruisce un racconto che non rispecchia l’accadere degli eventi e che quindi lo conduce a vivere in una sorta di “limbo” nel quale l’esperienza ed il “sentire” non sembrano essere del tutto propri, ma costellati da ciò che potremmo definire “buchi” esperienziali. Allora si potrebbe perdere la centralità del proprio “sentire”, si potrebbero chiudere le prospettive e soltanto la costruzione di un racconto coerente potrà condurre l’individuo a “ri-trovarsi” e a “ri-comprendersi” nel proprio agire e sentire.
Chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta può essere il primo passo per dare un senso a ciò che accade, acquisendo nuovi strumenti, propri del nostro individuale agire nel mondo.

Quanto dura un percorso di psicoterapia?

La durata è variabile e proporzionale all’impegno attivo del paziente. Il lavoro terapeutico prevede una parte attiva del paziente che in seduta “mette a fuoco” la propria modalità di fare esperienza e tra una seduta e l’altra continua a fare esperienza nel proprio contesto che diventa, nel corso del percorso, una sorta di palestra di vita.
Prendendo in esame il percorso di un soggetto adulto, nell’arco di sei mesi il paziente dovrebbe essere mediamente in grado di acquisire maggiore autonomia ed iniziare a pianificare incontri di follow-up mensili attraverso i quali si consoliderà il lavoro svolto nel corso delle sedute.

Quali sono i sintomi che possono condurre ad intraprendere questo sorprendente percorso?

Lo strumento principale del terapeuta è la narrazione. Attraverso il racconto è possibile comprendere il “sentire” emotivo del paziente ed iniziare via, via, attraverso il percorso terapeutico a dare un senso a questo sentire che è sempre legato all’accadere degli eventi. Quale spiegazione migliore della voce dei pazienti? (Per questioni di privacy ogni esempio è stato modificato al fine di impedirne qualsiasi possibilità di riconoscimento).

Il corpo che si attiva: quale senso attribuire a questo racconto?

“…Dottoressa da un po’ di tempo a questa parte mi capita di svegliarmi la notte con un senso di oppressione al petto, sento che mi manca il respiro e faccio di tutto per contrastare e mascherare a mio marito ciò che mi sta succedendo. Allora mi assale un senso di angoscia che trova il suo culmine in vampate di calore….. Devo alzarmi dal letto ed assumere un ansiolitico che in queste situazioni diventa la mia salvezza…. “

“….Alla mattina devo andare a lavorare, mi sveglio già un po’ strana, sento un nodo alla gola che alcune volte mi costringe a non fare colazione, non va giù nulla….. Mi preparo ed il nodo alla gola si trasforma in fatica a respirare ed in lentezza a compiere i più semplici movimenti. Il fiato si fa sempre più corto, sento il cuore che batte in gola, ma cerco di resistere….. Vado in garage, a volte riesco a compiere un tratto in auto ma poi mi devo fermare, non respiro più, mi sembra di perdere i sensi, la testa gira, l’ossigeno non arriva e mi fermo per strada chiamando qualcuno che mi venga a prendere. Altre mattine non riesco nemmeno a mettere in moto l’auto….. L’ansia mi assale prima ed io non posso farci nulla….”

“….Al lavoro la situazione è diventata insopportabile. L’aria è tesa, la competizione è alle stelle e a me sembra di subire tutto…. Mi guardo intorno ed è come se non facessi parte di quel contesto, mi sembra di non aver più il terreno sotto i piedi, mi manca il fiato, mi batte forte il cuore, la testa gira ed a quel punto non controllo più i pensieri. Questo vortice di sensazioni mi porta via….via…. e mi sembra di morire…”

La perdita degli orizzonti: l’esperienza non “afferrata” che impedisce ogni possibilità.

“…. Dottoressa da un po’ di tempo mi sento vuota, le giornate sembrano essere tutte uguali. Vado a letto e mi alzo con un desiderio di piangere che mi assale e mi accompagna in ogni attività quotidiana. Non ho più voglia di vivere , non riesco a farmi piacere nulla di quello che faccio. Da quando ……. mi ha lasciata….. tutto appare inutile. Gli altri mi dicono che dovrei reagire, che non posso fare così ed io mi sento ancora di più una nullità…”

“….. La sera mi corico e non riesco a dormire, penso e ripenso a ciò che è accaduto e non faccio altro che raccontarmi che avrei dovuto agire diversamente, avrei dovuto accontentarla. Mi sento una nullità, se non assumo un farmaco posso non dormire tutta la notte e alla mattina quando mi alzo nulla ha un senso. La voglia di vivere mi ha abbandonato. Non ne parlo con nessuno, gli altri non capirebbero, mi sembra di essere una barca in balia delle onde….”

Il corpo come altro da Sé: quando il nostro corpo diventa altro ed i segnali che percepiamo diventano irriconoscibili. L’esperienza carnale che ci allontana dal nostro sentire.

“…. Ogni giorno vado al lavoro e mi sento carico. Nel luogo di lavoro sento che posso dare sempre di più, ho spesso la sensazione di essere invincibile, inarrivabile e questa sensazione mi fa sentire vivo, realizzato….. Alla sera però devo fare tappa nel locale più “in” della città, bere qualche cocktail ….. fare due chiacchiere. Soltanto quando mi sento stordito riesco ad andare verso casa e a trovare la serenità per addormentarmi …”

“….. Sono già finita al pronto soccorso due volte accusando coliche all’addome molto forti. In ospedale mi ha visitato il gastroenterologo, il ginecologo, il chirurgo e tutti erano concordi nel rimandarmi che sto vivendo un periodo di stress ma a me non sembra, sto solo facendo il mio dovere….”

“…. Ultimamente mi capita una cosa molto strana. Alla mattina vado a scuola, non mi sento particolarmente agitata, anzi sono tranquilla perché so di aver studiato molto in questi ultimi mesi. Affronto l’interrogazione, svolgo la verifica o ascolto con interesse le lezioni. Poi torno a casa…. Ma prima di affrontare il pomeriggio di studio devo chiudermi in camera mia e procurarmi lesioni sulle braccia. Nessuno lo sa, questa pratica inizia a spaventarmi ma allo stesso tempo non ne posso fare a meno…”

A cosa serve un percorso di psicoterapia ermeneutico-fenomenologica?

Dai racconti riportati è evidente che il paziente non è in grado di dare un senso alla sintomatologia descritta. Il racconto del paziente appare al terapeuta incoerente, “sganciato” dai contenuti esperienziali e contestuali. L’incoerenza conduce l’individuo verso una perdita di orizzonti, di prospettive, ciò che muove e “traina” l’uomo nel mondo e nel cammino della propria vita.
Obiettivo della terapia è dare un senso al “sentire” emotivo per consentire al paziente di associare coerentemente l’emotività agli eventi accaduti. Soltanto comprendendo, il paziente potrà “aprire” gli orizzonti verso nuove possibilità e percorrere un cammino coerente nel quale non ci sarà più spazio per sintomatologie non comprese poiché egli avrà acquisito le competenze necessarie per costruire un racconto che seguirà coerentemente il vissuto esperienziale e quello emotivo ad esso legato.

 

Dr.ssa Sabrina Rolandi

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